Mark Shuttleworth proprio in questi giorni si è pronunciato sul «Tribalismo». Tutto è iniziato dal “censimento di gnome“, dove è emerso che canonical contribuisce in una minimerrima parte allo sviluppo di gnome. Da questa curiosa classifica sono piovute critiche a più non posso alle quali il patron di Canonical non ha potuto non rispondere. L’ha fatto nel suo blog, senza risparmiarsi mezzi termini e paragoni con la concorrenza.
Let’s be clear: tribalism makes you stupid. Just like it would be stupid not to hire someone super-smart and qualified because they’re purple, or because they are female, it would be stupid to refuse to hear and credit someone with great work just because they happen to be associated with another tribe.
Ecco qua un chiaro riferimento a quello di cui parlavo ieri (cfr. Fatti e rifatti, saltati e bolliti. ecco gnome 3 (forse) ), dove per rifiutare intende l’astensione di gnome riguardo gli indicators.
Ora salvo questa polemica dove suamaestàmarkshuttleworth è stato definito antipatico, antidemocratica, paraculo ecc, voglio parlare io del tribalismo o fanboismo o come lo volete chiamare voi.
Vivo una vita “informatica” al 100%. L’informatica è la mia passione, GNU/linux nello specifico e tutto cio’ che ne concerne. Spesso all’interno di questo vastissimo mondo seppur virtuale si creano dei casi. Uno dei quali è stato il caso “mono, anche qua c’è stata una scissione nel pensiero delle persone. Mi spiego meglio. Mono come tutti sappiamo è un prodotto opensource sponsorizzato da novel per sviluppare applicazioni in C# e compatibili con il framework.net. Tutti diffidavano e qualcuno diffida ancora per paura dei brevetti molto in voga in america. Durante il boom di critiche, difese, rassicurazioni da parte di Microsoft ed accuse di Stallman si erano formate tre correnti: I monotesti: Coloro che approvano mono senza contare dell’alleanza novell-microsoft e gli standard ECMA (Ecma-334 e Ecma-335), fiduciosi e abbastanza favorevoli allo sviluppo di applicazioni compatibili con il framework.net sia per la facilità dello sviluppo delle applicazioni, sia per interoperabilità di queste applicazioni. I monotoni: Coloro che rifiutano mono a prescindere. Lo ero anche io, lo ammetto ma mi pare di aver capito di errare. Il più grande trascinatore di tutta la campagna anti-mono è sicuramente Richard Stallman. Il buon Stallman ha avuto sempre da ridire su tutto e lo scontro di battute “poco” consone con Miguel de Icaza è un po’ l’immagine creata dall’urgano mono. Un uragano talmente potente da far scontare chi GNU l’ha inventato con chi da GNU ottiene linee di codice, finanziamenti e diciamocelo anche chiaramente: un po’ di gloria. L’ultima categoria della guerra da me chiamata monomaniacale, i monofotto; coloro che di mono appunto se ne fottono. A loro non rappresenta ne’ il male ne il bene’, se c’è da usare un prodotto mono lo usano, se il prodotto non è all’altezza non lo utilizzano sia mono sia stereo. La “guerra” l’hanno vinta come al solito “quelli” del mezzo: i monofotto. « In medio stat virtus», la virtù sta nel mezzo si dice ed è così, mi pesa dirlo da ex monotono. Hanno “azzeccato” i monofotto, mono ha cominciato a svilupparsi a macchia d’olio e i progetti targati mono sono aumentati, non solo di numero hanno avuto anche un incremento qualitativo. Gli esempi di do e docky seppur partoriti dalla stessa cerchia di sviluppatori sono due applicazioni mono un gradino sopra le altre, nelle rispettive categorie. Qualcuno aveva intrapreso una via di guerra sfornando alcuni software alternativi con scarso successo ahimè, altri che hanno estromesso mono del tutto dalla propria distribuzione. Anche questa volta hanno i vinto i medi, il tribalismo a cosa è servito? A cosa sarebbe servito bloccare un’intera corrente di programmatori che sfornano migliaia di righe di codice e che creano top software?
Il tribalismo, fanboismo quando si avanza ad un ambito più vasto quale quello di una distro linux ha effetti devastanti. Chi ha un po’ di esperienza nel mondo gnu/linux penso che possa confermare quello che sto per dire. All’interno di ogni comunità si formano delle antipatie e delle simpatie, esempio: gli ubunteri più convinti apprezzano debian perché da le basi per la propria distro preferita, etichettano linux mint come una ubuntu+codec e verde e etichettano gli user archlinux, gentoo e slackware come sfigatissimi nerd. Nella comunità archlinux, chi usa Ubuntu è un user di serie b, per chi non sa installare debian, debian è una distro per “nostalgici” del più puro GNU. Ma alla fine fare questa serie a-b? Lo spirito opensource non doveva unire?
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